Sotto Attacco

La destra radicale, reazionaria, oscurantista si sta riorganizzando. Lo fa da mesi, forse anni, da quando dall’altra parte si è deciso di mettere da parte l’impegno ad essere argine democratico, antifascista, per la libertà e l’uguaglianza.

Le poche ed i pochi, attiviste e attivisti, associazioni, movimenti, forze politiche, che suonavano la campana segnalando l’allarme sull’odio e le discriminazioni che crescevano, sono state sminuite e non ascoltate. Hanno provato a fare rete, a resistere sui territori, ma l’avanzata delle forze politiche di destra alle scorse elezioni ha dato prova di quanto da anni provavamo a ripetere: di fronte all’incapacità di spostare il baricentro delle scelte politiche e culturali verso sinistra, la destra si rafforza e si riorganizza, tanto più che negli ultimi governi non la si è contrastata ma anzi, su tanti temi, la si è rincorsa, incapaci di costruire una narrazione alternativa.

Il M5S ci ha spacciato l’alleanza con la Lega come il governo del cambiamento; un cambiamento che, però, nei fatti si è trasformato in oscurantismo nel momento in cui alcuni Ministeri chiave come Interni, MIUR e Famiglia, sono stati assegnati alla cerchia più radicale del partito leghista. E ora non ha niente da dire ai suoi alleati? Non può bastare l’impegno del Sottosegretario Spadafora a contrastare la parte integralista del governo.

È iniziata una battaglia contro le minoranze, contro l’accoglienza, contro le donne e le persone LGBTI, contro la laicità dello Stato, con attacchi e strumenti che ricordano il Medioevo e non hanno nulla a che vedere con il Cambiamento.

Siamo sotto attacco. Un attacco frontale alla libertà, all’autodeterminazione, all’uguaglianza.

Lo abbiamo capito con la propaganda del Ministro degli Interni sui barconi, sugli immigrati, sull’accoglienza, temi sui quali si è arrivati a speculare ed ironizzare (un esempio qui e qui). O quando è stata lanciata la proposta di un censimento dei Rom.

Crescono le violenze (fisiche e verbali) contro le minoranze e le persone LGBTI (qui gli ultimi dati aggiornati) e prosegue la propaganda sulle famiglie portando avanti lo stereotipo del Mulino Bianco, che non esiste più da decenni, e che serve solo per continuare quotidianamente l’attacco alle famiglie arcobaleno. Chi vuole costruire una società sull’odio e sulle discriminazioni non può accettare l’amore. Eppure quelle famiglie esistono e negarle significa fare un danno prima di tutto ai bambini e alla loro felicità.

A Verona, ma anche in tante altre parti d’Italia, a quarant’anni dall’approvazione delle Legge 194, calpestata nella sua applicazione considerati i numeri dell’obiezione di coscienza, la destra radicale ed integralista tenta in tutti i modi di mettere in discussione il diritto a scegliere di abortire, colpendo le donne nella loro libertà ed autodeterminazione. Tornando alla concezione patriarcale per cui gli altri decidono sul corpo delle donne. E, come se non bastasse, un esponente delle istituzioni ha salutato la resistenza delle donne di Non Una Di Meno presenti al Consiglio con il braccio destro alzato, in pieno stile saluto romano.

Pensano di intimidirci, facendoci sentire isolati e schiacciati dall’imposizione di una narrazione e di una propaganda mainstream. Ma noi non cederemo. Lotteremo e daremo vita ad una nuova Resistenza, tutte e tutti insieme. Dobbiamo organizzarci, incontrarci, costruire insieme un fronte capace di essere argine contro la deriva reazionaria.

Lanciamo una grande mobilitazione partendo da territori come Verona che rappresentano laboratori per la destra oscurantista dando dimostrazione che non abbiamo paura e che siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità storiche e politiche affinché il nostro Paese non faccia nessun passo indietro ma guardi avanti partendo da chi è discriminato, dalle donne, dalle minoranze. Da tutte e tutti coloro che rappresentano l’essenza stessa della democrazia.

Facciamolo insieme, diamo vita ad una campagna che sia anche mobilitazione diffusa in tutta Italia.

Scrivete a lgbt@possibile.com e partiamo. Non possiamo più aspettare.

sotto attacco

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