Le Elette (perdute)

Oggi YouTrend sul suo profilo Twitter rende noti i dati della presenza femminile nel prossimo Parlamento (qui il tweet https://twitter.com/you_trend/status/976380576109355009 ).

Aumenta la presenza delle donne che passa dal 30,1% della precedente legislatura al 35% post elezioni del 4 marzo.

Eleggono il maggior numero di parlamentari donne il Movimento 5 Stelle (42,4% – unica forza politica che rispetta la forbice del 40%-60% che secondo gli studi politologici può determinare un reale impatto delle donne nelle scelte), Forza Italia (33,5%). Seguono PD (31,6%) e Lega (30,4%).

Fanalini di coda Liberi e Uguali che si ferma al 27,8% e Fratelli d’Italia al 26%.

Il dato di LeU è molto al di sotto delle aspettative, sicuramente dovuto anche al Rosatellum e alle modalità di elezioni dei candidati (il gioco dei resti),in particolare per forze che superano di poco la soglia di sbarramento. Ma non possiamo trincerarci solo dietro a questo.

Non abbiamo fatto abbastanza come Liberi e Uguali (e l’ho ripetuto più volte dopo il 4 marzo, anche agli Stati Generali di Possibile, qui il video https://www.youtube.com/watch?v=sRhl1DT2psc ). Non poteva bastare rivendicare a parole che la composizione delle liste fosse fatta con l’alternanza di genere se poi quelle stesse liste hanno avuto come fine ultimo la rielezione di una classe dirigente uscente a prevalenza maschile.

Dovevamo osare di più, a livello generazionale e politico e, considerati questi dati, anche in merito alla questione di genere, che si traduce, chiaramente, in una questione maschile, di visione, prospettiva e spesso proprio di gestione del potere.

La questione del numero di elette di LeU rappresenta un ulteriore esempio dell’errore strategico di un progetto che non è stato in grado di tradurre l’innovazione che aveva, almeno, scritto sul suo programma nella pratica della campagna elettorale e del nostro comportamento politico.

Dobbiamo fare di più. Il femminismo deve essere accolto come un valore fondante del nostro agire politico e deve diventare strumento attivo per costruire una società che sia davvero paritaria e che renda le donne libere ed uguali, in diritti e opportunità. In questo quadro il tema della rappresentanza di genere e della costruzione di leadership femminili forti deve diventare un obiettivo irrinunciabile al quale devono contribuire le donne ma anche gli uomini.

Ieri Cynthia Nixon ha lanciato la sua candidatura alle primarie democratiche per la carica di Governatore dello Stato di New York con un video (bellissimo, lo trovate qui https://twitter.com/CynthiaNixon/status/975794613221982209 ) in cui non si nasconde o chiede il permesso ma si mette in gioco chiedendo a tutte e tutti di accompagnarla in questa “lotta”.

Se vincesse le elezioni sarebbe la prima donna (tra l’altro lesbica) a ricoprire tale ruolo.

Sarebbe una grande rivoluzione culturale e politica.

Una rivoluzione di cui non hanno bisogno solo a New York ma anche noi in Italia.

Un sogno femminista che si realizza. Un sogno possibile.

femminismo variabili multiple possibile capogna gmarcoc

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