Buon Natale a chi abbiamo lasciato (Ius)Soli

La colazione del giorno di Natale è sempre stata un momento particolare. L’odore dei dolci si mescola coi profumi della cucina dove le pentole sono già sul fuoco. Il telefono squilla, spesso, gli amici scrivono messaggi per fare gli auguri, e mandare abbracci.

È come un rito che si ripete pedissequamente ma con un sapore sempre diverso. Ogni abbraccio, ogni sorriso, è sempre diverso.

Stamattina c’è stato un elemento inaspettato. La prima cosa che mi è venuta in mente è stato il regalo-beffa della politica che ha scelto di lasciare (Ius)Soli tante bambine, bambini, ragazze e ragazzi.

L’assenza dei Senatori che hanno fatto mancare il numero legale per la discussione dell’Ius Soli nell’ultima seduta dell’anno, e forse di questo Parlamento, rappresenta la fine ingloriosa di una pessima legislatura.

Eccolo il regalo di Natale della politica che non vede l’ora di terminare il Presepe e correre dai propri figli dimenticando che lo stesso Gesù era profeta straniero nella sua terra. Affermando, con un’assenza come quella del Senato, che esistono figli di serie A e di serie B, esattamente come nel caso delle Famiglie Arcobaleno.

La politica ha scelto di calpestare la dignità di questi minori ribadendo che non possono (e non devono per alcuni) avere gli stessi diritti e le stesse tutele degli altri bambini.

Le ragazze ed i ragazzi dello Ius Soli sono circa 1 milione, sono spesso nati e cresciuti nel nostro Paese, parlano l’italiano anche meglio di noi e conoscono le nostre tradizioni. Frequentano i nostri stessi locali, cinema, studiano e affrontano le stesse difficoltà degli italiani. Ma non sono italiani perché qualcuno ha deciso per loro che non possono esserlo.

Dobbiamo ripartire da loro nella prossima legislatura. Deve essere il nostro primo impegno.

In questi mesi dovremo portare avanti una sfida culturale e politica che rimetta al centro chi è senza rappresentanza e senza riconoscimento. Scriviamo insieme una riforma della cittadinanza da presentare il primo giorno del prossimo Parlamento, una riforma che ci renda davvero tutte e tutti libere, liberi e uguali.

Colmiamo il vuoto di una politica che ha scelto di non legiferare, perché non era importante, perché non era una priorità, o , peggio, perché non era elettoralmente conveniente, come se la vita delle persone possa essere considerata una carta da giocare alle prossime elezioni.

Il tempo passa, la mattina lascia piano piano il posto al pranzo, i profumi aumentano e dallo stereo arrivano i canti di Natale.

Penso che in questi giorni non ci sia niente di più bello che essere stretti dall’abbraccio e dall’affetto delle nostre famiglie. La mente corre veloce a quei bambini che crescono amati in una famiglia che non viene riconosciuta e credo che nessuno dovrebbe mai negare a nessun amore e a nessun legame di essere riconosciuto, a quei bambini che si sentono italiani ma non lo sono per la legge.

In una società dove troppo spesso vince l’odio, dobbiamo promuovere l’amore senza discriminazioni.

Buon Natale a tutte e tutti, ma in particolare a chi abbiamo lasciato per troppo tempo (Ius)Soli.

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