Liberi e Uguali: nomi, generi e identità

La scorsa domenica a Roma è nato per la sinistra un progetto unitario. In una mattina emotivamente intensa e piena di speranza verso il futuro, donne e uomini con storie e provenienze diverse si sono ritrovati, dando inizio ad un nuovo percorso, che si chiama “Liberi e Uguali”.  Il nome cita direttamente l’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Quella giornata è stata raccontata e commentata da più parti e con toni diversi. E i feedback fanno solo bene perché servono a migliorarsi. Quindi, per prima cosa, intanto, grazie. Grazie a tutti coloro che hanno donato un po’ del loro tempo per sollevare critiche, complimenti, questioni irrisolte e lanciare consigli. Il nome, per esempio, è stato duramente criticato da una parte del mondo femminista, da sempre attento all’importanza di un lessico di genere, in quanto non propriamente inclusivo. Allo stesso modo anche la foto rappresentativa dell’evento, ritraente il Presidente del Senato insieme ai tre Segretari dei partiti presenti, ha rappresentato un ulteriore esempio di una leadership, che passa a livello comunicativo, come totalmente maschile.

Queste osservazioni sono certamente utili a mettere in luce quanto lavoro ci sia ancora da fare sulla parità di genere, per la quale da sempre abbiamo confermato il nostro impegno al fianco delle lotte e rivendicazioni femministe, che riteniamo centrali per costruire un’Italia diversa.

Proprio una settimana prima dell’Assemblea Nazionale di Liberi e Uguali, eravamo in tanti e tante a Roma al fianco della marea che è diventata tempesta di Non Una Di Meno, per testimoniare l’impegno di portare le istanze del Piano Femminista nel dibattito pubblico e politico e anche in Parlamento. Non per rivendicare alcunché ma per riportare la politica alla sua funzione primaria: un ponte tra la società e i processi di policy making bottom-up. Lo stesso Nicola Fratoianni, segretario di SI, scrive “A noi uomini (intesi come maschi) attivi in politica, se vogliamo comprendere come si scrive un programma, consiglio vivamente la lettura, anzi direi lo studio, delle 57 pagine del “Piano femminista contro la violenza maschile e la violenza di genere. Anche Pippo Civati si era espresso su questi temi nella sua intervista su Il Manifesto.

Ma insieme all’utilità è sopraggiunta anche la durezza delle critiche rivolte a LeU, che sembrano quasi non tenere conto che il problema è strutturale prima che formale. In Italia esiste infatti un problema sociale e politico, per cui sono pochissime le donne a ricoprire posizioni di leadership.  E questo è ciò a cui dobbiamo puntare, l’obiettivo verso cui lavorare nei prossimi mesi e anni: promuovere un processo culturale e politico che porti a alla creazione delle condizioni utili affinché le leadership femminili emergano naturalmente, come accaduto in Islanda,  evitando la pratica inutile del pinkwashing, e arrivando, quindi, ad avere una piena rappresentazione di genere, anche e soprattutto mediatica, evitando, per esempio, l’oscuramento delle le donne che sul palco del 3 dicembre hanno parlato, o il secondo piano riservato alle diverse figure femminili che all’interno dei tre soggetti promotori esprimono ruoli importanti.

Liberi e Uguali non nasce maschio o femmina perchè è in sé uomo, donna, eterosessuale ed omosessuale, cisgender ma anche transgender, è femminista perchè chi gli dà forma e sostanza rivendica libertà, autodeterminazione e uguaglianza e lavora ogni giorno per l’affermazione della piena parità di tutti i generi, non solo quelli binari. Possibile lo ha scritto nero su bianco nel suo Manifesto: il femminismo è un valore, una ricchezza di cui non possiamo privarci. Il Manifesto di Londra, conscio di un problema di rappresentatività, ha proposto uno schema per uscire da questo empasse: “Suggeriamo di scegliere due giovani donne come portavoce del percorso, elette in modo democratico tra le nostre compagne, per presentarsi all’elettorato con una formazione politica che si prende cura degli equilibri tra generi e generazioni, e tra militanza e dirigenza, e dia il senso del Partito di sinistra che vogliamo costruire”.

A tutte coloro che hanno dei dubbi, a chi ha avanzato osservazioni giuste e altre meno, a chi è rimasto convinto/a e a chi invece non ha ancora un’opinione chiara, ci sentiamo di dire: partecipate, abbiamo bisogno del contributo di tutti e di tutte, senza alcuna esclusione!

Vogliamo scrivere una pagina collettiva della nostra storia politica senza lasciare indietro alcuna voce, alcuna storia, alcuna sensibilità. A partire dalle assemblee tematiche del prossimo weekend dove parleremo anche di diritti, generi e cittadinanza. Poiché ciò che ci unisce è più di ciò che ci divide, costruiamo insieme un progetto per dare una nuova speranza, anche femminista, a questo Paese.

Una speranza capace di renderci tutte e tutti libere, liberi ma soprattutto uguali.

Francesca Alice Guidali
Gianmarco Capogna 

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PH. Credit Francesca Druetti
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