Solo SCUSA, ad Asia ed a tutte le vittime

Il New Yorker lancia un’inchiesta con le testimonianze delle donne molestate sessualmente dal produttore hollywoodiano Harvey Weinstein. Tanti i volti noti coinvolti da Gwyneth Paltrow ad Angelina Jolie, da Rosanna Arquette a Rose McGowan. Tra le vittime anche Asia Argento, che all’epoca dei fatti aveva 21 anni. L’artista italiana per anni non ha deciso di non denunciare, non dire nulla, conservando nel silenzio quel sentimento misto tra vergogna, odio e rabbia che accomuna spesso le vittime di molestie. 20 anni di silenzio anche per paura di ritorsioni nel mondo del cinema.

Oggi Asia Argento ha trovato la forza di raccontare la sua storia, insieme a tutte le altre donne che per anni sono finite nella morsa del produttore.

Tutti avrebbero dovuto sostenerla e condannare la violenza e le molestie che mai possono trovare giustificazione. Invece quello che si è sviluppato in Italia è stato un vortice di insulti in rete verso l’attrice, sintomo di un Paese (ed una società) malato dello stesso odio che dovrebbe combattere, dove troppo spesso si trasforma la vittima in colpevole.

Addirittura si è letto che l’attrice ha aspettato troppo a denunciare. Come se raccontare una ferita, che non è solo del corpo ma anche dell’anima, fosse una cosa semplice. Come se quanto tempo si impiega per prendere coscienza della necessità sminuisca la violenza subita. Come se il tempo potesse cancellare la vergogna di una dignità violata.

Ha ragione Asia Argento quando si sfoga sui social «È colpa di persone come voi se le donne hanno paura di raccontare la verità. Dal resto del mondo ricevo solo parole di solidarietà e conforto, nel mio paese vengo chiamata t****. Vergognatevi, tutti. Siete dei mostri».

Ad Asia e tutte le altre vittime dobbiamo solo chiedere SCUSA.

Scuse perché sono doppiamente vittime, non solo dei loro aguzzini ma anche di una società che dovrebbe schierarsi senza se e senza ma al loro fianco e che invece capovolge, anzi stravolge, la situazione additando le donne come colpevoli della violenza subita.

Una vergogna che procede anche tramite i canali della comunicazione mediatica, come nel caso di Libero che sarà querelato dall’attrice visto il loro articolo offensivo e diffamatorio.

Quello che abbiamo letto in questi giorni nei confronti di Asia Argento deve farci riflettere profondamente sulle responsabilità di ognuno di noi. Sul fatto che la politica abbia fatto troppo poco per tutelare le vittime e contrastare l’odio. Sul fatto che gli impegni culturali e sociali su questo tema, attraverso la Scuola per esempio, sono decisamente inadeguati e vanno potenziati.

Scusateci se abbiamo permesso ad una mentalità patriarcale, maschilista e fallocentrica di fare breccia tra le nuove generazioni e, a volte, anche tra le donne.

Dobbiamo fare di più. Dobbiamo farlo insieme, donne e uomini. Per rompere il vortice dell’odio di chi pensa di poter dominare sugli altri ma anche per restituire umanità ad un Paese, che nell’indifferenza di molti, continua a perdere pezzi.

Dobbiamo farlo per rispetto di Asia e di tutte le vittime. Quei 7 milioni di donne, secondo l’Istat, che nel corso della loro vita sono state vittime di una qualche forma di abuso.

 

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