Serve un Movimento unitario per tutte le Identità

Recupero con qualche giorno di ritardo tutta la discussione intorno alle posizioni, dai tratti assurdi e fortemente discutibili, di ArciLesbica Nazionale e mi domando: si può definire una donna solo sulla base della propria variabile biologica-fisica-sessuale? Non avevamo negli anni fatto qualche passo avanti riconoscendo, tutt*, che la persona è un essere dalle variabili multiple e complesse e che tutte insieme contribuiscono ad identificarla come essere umano detentore di diritti e libertà, soprattutto quella di autodeterminarsi?

Ma soprattutto: a chi giova essere sostenuti da tutto un pezzo della società che quotidianamente si muove sulla base di fantomatiche ideologie del Gender, che scende in piazza per ribadire il proprio no ad ogni forma di riconoscimento per la comunità LGBTQI*?

Non giova al movimento e alla comunità. Non serve a tutte quelle persone, omosessuali, lesbiche e transessuali, che vivono nell’ombra di una società che ancora troppo spesso alza muri, da Nord a Sud; ancora meno chi ogni giorno subisce violenze e discriminazioni.

In un momento di così forte recrudescenza di odio, discriminazioni ed intolleranza serve unità del movimento LGBTQI* per assicurare diritti e libertà a tutt*. Non serve avallare discussioni strumentali che avvicinano più alle posizioni di chi ogni giorno rallenta il percorso di “liberazione” di tutto il movimento. C’è un problema, almeno comunicativo se non anche di contenuti, se a sostegno di un’associazione del movimento LGBTQI* si espongono esponenti che rappresentano quel processo di involuzione culturale che ogni giorno ci impegniamo a contrastare.

Abbiamo già visto a cosa porta una discussione divisiva, come è stata, ad esempio, quella sulla GPA. È successo durante tutto l’iter delle Unioni Civili, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una legge ribassata che, cavalcando discussioni assurde e tutelando gli interessi di palazzo più che quelli delle persone interessate, ha lasciato senza alcuna tutela le Famiglie Arcobaleno. Questo non significa non affrontare certi temi, tutt’altro: significa farlo con un dibattito ampio, laico, con momenti di confronto anche duri se serve ma con la consapevolezza che nessuno può vantare posizioni di superiorità intellettuale, avere la presunzione di parlare per tutte e tutti o rivendicare che, per esempio, gli uomini non possano parlare di questioni di genere in quanto portatori, tutti senza distinzioni, del peccato originale della “cultura patriarcale”. Sono un uomo, femminista, intersezionale, attivista per i diritti civili e combatto ogni giorno misoginia e patriarcato e con me tanti altri, in Italia ma anche nel Mondo.

Se due donne transessuali vengono cacciate da un ristorante di Latina, la questione non riguarda solo il mondo T, riguarda tutte e tutti perché è un mix condensato di transfobia e sessismo che lega le transessuali donne all’immaginario stereotipato dell’essere fuori dal “buoncostume” anche se il loro abbigliamento è uguale a quello degli altri clienti.  Non mi viene in mente di domandarmi quale differenza può esserci tra una donna biologica e una in transizione. E non dovrebbe venire in mente nemmeno al Nazionale della maggiore associazione Lesbica italiana che dovrebbe fare dell’intersezionalità la propria bandiera.

Per questo fa piacere sapere che esiste anche #unaltrArciLesbica che vuole riportare l’associazione ad essere il luogo delle relazioni tra tutte le donne senza divisioni o polemiche strumentali. Una nuova proposta programmatica per il movimento lanciato da attiviste di oltre 10 circoli (su 16) della rete ArciLesbica.

In questi mesi con Possibile abbiamo incontrato, ascoltato e conosciuto le storie delle persone in transizioni e ci siamo resi conto di quante difficoltà esse incontrino nella quotidianità delle loro esperienze (lavorative, personali, relazionali). Siamo rimasti colpiti dalla forza di volontà di continuare a lottare anche di fronte ad una politica sorda e ad un dibattito pubblico in cui spesso le loro questioni fanno fatica ad emergere senza cadere in stereotipi e pregiudizi. Abbiamo pensato che si debba ripartire proprio dal mondo trans (ne abbiamo parlato qui) come motore trainante di una rivoluzione  culturale, sociale e politica capace di fare squadra comune con le donne e con tutte le persone della comunità LGBTQI*.

Serve un fronte compatto capace di incidere nel dibattito pubblico e politico. È sui diritti, le libertà, le opportunità di autodeterminazione che si può verificare lo stato di salute della nostra democrazia. Dobbiamo continuare il percorso per la costruzione di un movimento basato sull’inclusione di tutte le identità, come ricorda bene il Gruppo Trans di Bologna sulla propria pagina Facebook, e fare un grande lavoro per liberarci di omofobia, transfobia, misoginia e sessismo che negli anni abbiamo, anche senza volerlo, interiorizzato. Dobbiamo farlo per scrivere una nuova pagina di storia collettiva di lotta e rivendicazione, per i diritti di tutt* e non solo di alcuni.

#AllWomenAreRealWomen

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2 risposte a "Serve un Movimento unitario per tutte le Identità"

    1. Per questo dobbiamo continuare un percorso che guarda all’unità negli obiettivi e nelle strategie seppur con una diversità nella composizione del movimento e della comunità. È un dovere, ma anche responsabilità, che tocca ognuno di noi 🙂

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