È di nuovo tempo di Pride | Francesca Druetti

Ci sarà un sacco di gente, in tutta Italia, con le famiglie, e con i carri, e i bambini, e gli eterosessuali, e tutte le sfumature delle lettere dell’alfabeto dopo lgbtqa+. E gli striscioni, i cartelli, e i promoter delle discoteche, e ci sarà anche qualcuno seminudo, grazie tante, che farà drizzare le penne a chi ama scandalizzarsi e comunque chi se ne importa se ti scandalizzi. Sai quante volte mi scandalizzo io, per cose ben peggiori di un po’ di pelle al vento.

E a quelli che hanno qualcosa da dire, in generale o contro i gay pride, non avrei neanche più voglia di rispondere.

Quelli che… non ce n’è più bisogno.
Quelli che… è una carnevalata.
Quelli che… io se fossi gay mi sentirei offeso.

Se pensi che non ce ne sia più bisogno, o devi guardarti un po’ intorno, o devi accettare che per qualcuno non è ancora abbastanza.

Se pensi che il problema sia l’abbigliamento (a parte il chi se ne importa già citato sopra) allora vacci pure tu: vestito di tutto punto, così alzi la media dei centimetri di stoffa per persona, e così magari vedrai che i partecipanti sono per la maggior parte vestiti come te, mentre altri scelgono di esprimersi in maniera diversa. Perché l’idea di manifestare con giacca e cravatta era dibattuta già alle prime marce e sit-in, negli anni ’60, prima che il gay pride come lo conosciamo oggi vedesse la luce, e cinquant’anni dopo potremmo francamente considerare la questione archiviata.

E a proposito di cose da archiviare, un giorno faremo a meno di tutto questo, quando non ce ne sarà (davvero, però) più bisogno, quando non ci sarà più chi organizza manifestazioni contro, invece che a favore (dei diritti, degli esseri umani, della diversità, dell’uguaglianza), quando la violenza e la discriminazione saranno superate, almeno per quanto l’uomo è in grado di superarle.

A quel punto, chi oggi riceve un’esagerata attenzione riversando sul prossimo suo insulti, odio e intolleranza, finirà relegato nei box a margine dei capitoli nei libri di storia, quelli che nessuno legge mai, ma ci scarabocchia intorno con la matita per far passare il tempo durante la lezione. E quei ragazzi, quelli dietro i libri, quando gli racconteremo di quest’odio, faranno le stesse facce che fanno oggi quando gli si racconta delle discriminazioni che nel passato gli esseri umani hanno inflitto ad altri esseri umani, e diranno la stessa cosa:  “Ma com’è stato possibile?”.

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ps: è il terzo anno che pubblico questo post in concomitanza con il primo appuntamento dell’ONDA PRIDE. Non ho ancora sentito il bisogno di cambiarlo di una virgola. Quest’anno si inizia con il Toscana Pride ad Arezzo e mando un abbraccio a tutti quelli che sono in arrivo lì. Per quanto mi riguarda, ci vediamo sicuramente al REmilia Pride – Sì, lo vogliamo! sabato prossimo, il 17 giugno alTorino Pride 2017 e l’8 luglio ad Alba al Piemonte Pride. Per altre date (Bologna Pride, I’m looking at you) ci sto lavorando, se mi dite dove sarete, it’s a date.
Buoni Pride a tutti!

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