La battaglia contro i voucher, bandiera di un’intera generazione

La Consulta ha dichiarato ammissibili due referendum su tre lanciati dalla CGIL che hanno raggiunto oltre tre milioni di firme. Passano alla consultazione popolare il quesito contro i voucher e quello sulla responsabilità solidale in materia di appalti; bocciato invece quello riguardante l’articolo 18.

Si apre una nuova stagione referendaria e tra i due la battaglia contro l’uso spropositato dei voucher, promosso anche dal JOBS Act, raccoglie sicuramente maggior interesse e può trasformarsi nella bandiera di un’intera generazione. I voucher infatti, nati come strumento per remunerare il lavoro occasionale, sono diventati sempre più la modalità di pagamento delle categorie più deboli del mercato del lavoro, prima tra tutti giovani e lavoratori atipici. Dal Governo ripetono che i “buoni lavoro” servono per combattere il lavoro nero ma non nascondono che il boom del loro utilizzo necessita un intervento normativo (che se arrivasse nei prossimi mesi potrebbe far saltare il referendum).

Dopo il risultato del referendum costituzionale, ora non bisogna disperdere le energie: la prossima consultazione è centrale nel chiarire l’idea di quale Paese vogliamo. Il lavoro è dignità e in quanto tale va considerato e tutelato. Vanno contrastate tutte quelle misure che diventano strumenti di un ricatto, spesso generazionale, che si traduce in “o così o niente”.

Ci batteremo per questo per vincere i due referendum lanciati dalla CGIL e sentiti da tantissimi nel Paese. Disegneremo, insieme a chi vive le ingiustizie del mercato del lavoro, a chi il lavoro lo ha perso e a chi invece non lo trova e per questo è costretto ad emigrare, i contorni di una nuova speranza: quella di riportare il lavoro ad una dimensione umana, al suo valore originario e costituzionale di elemento fondante della nostra comunità, espressione della nostra dignità. Per questo insieme con la battaglia referendaria dovremo costruire anche una piattaforma sociale e politica capace di dare risposte condivise per modernizzare il mercato del lavoro. Proposte per i giovani e non solo, capaci di mettere a sistema gli elementi positivi e allo stesso tempo di frenare prassi che sono degenerate col tempo.

Lo faremo per ridare centralità ai più deboli, a quelli che si sono sentiti dire che la flessibilità era la nuova frontiera della modernità del lavoro; una flessibilità che è diventata precarietà, progressivamente senza diritti e senza tutele. Lo faremo per quelli che hanno perso la speranza di trovare un lavoro dignitoso in questo Paese, per i giovani, sottostimati e sottopagati, e per le donne, confinate ai margini del mercato del lavoro e condannata ad essere pagate sempre meno degli uomini. Lo faremo per ogni cittadina e cittadino, perché i diritti sono bene comune e non prerogativa di qualcuno.

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