Le Province (non) abolite vanno al voto (indiretto)

Quando nel 2014 è entrata in vigore la Riforma Delrio le Province non sono state cancellate bensì trasformate in enti di secondo livello con competenze ridotte e membri del consiglio eletti in maniera indiretta da Sindaci e consiglieri comunali di quel territorio. Le dieci Province che risultano “abolite” in realtà sono quelle che hanno costituito le Città Metropolitane. Oggi a distanza di due anni ci troviamo di fronte alla seconda elezione dei consigli provinciali in tutta Italia a testimonianza che se l’intento della legge era quello di abolire l’Ente così non è stato nei contenuti della disposizione normativa, e, forse, anche nella volontà del legislatore. La legge Delrio è da considerarsi anche in contrasto con l’esito del referendum del 4 dicembre che oltre ad aver formalmente bocciato la cancellatura della parola Province dal testo costituzionale ha anche espresso politicamente un indirizzo chiaro dei cittadini che richiedono di eleggere direttamente i propri rappresentanti di ogni ordine e grado.

Domani (8 gennaio 2017) le Province (non) abolite vanno, pertanto, al voto (indiretto e ponderato per ogni Comune). Ci si trova dinnanzi ad un sistema che necessita un intervento rapido da parte della classe politica del Paese per ristabilire criteri di democraticità e legittimità di un Ente che esiste e che in quanto tale deve essere direttamente responsabile di fronte a chi in Italia detiene la sovranità. È giusto chiedere che la sovranità torni al popolo, in piena applicazione dell’Articolo 1 della Costituzione repubblicana; una battaglia che dovrà vederci impegnati per fare pressing al Parlamento affinché intervenga a regolamentare questa situazione.

Possibile a Frosinone (ma anche nel resto d’Italia) si unisce con convinzione alle forze di sinistra in questa importante battaglia democratica. Nonostante ciò, nel territorio ciociaro, abbiamo comunque voluto provare a dare la speranza di una rappresentanza a coloro che sono esclusi dalla partecipazione politica: chiedere ad un Sindaco di candidarsi con un progetto fatto di proposte concrete che provino a dare risposte a questo territorio e a chi lo abita non vuole essere solo un esercizio di arte retorica e politica ma un tentativo democratico di portare dei temi fondamentali in un dibattito che fa di tutto per ignorarli.

Impegnarsi per la realizzazione di una commissione sociale che si occupi di lavoro e crisi significa chiedere pubblicamente alla politica di dare risposte a chi in questo territorio vive in povertà, a chi è disoccupato, a chi si aggrappa all’unica cosa di cui è ancora in possesso, la dignità; le battaglie come quelle per il reddito minimo, a livello regionale e nazionale, partono infatti dai territori. Realizzare un osservatorio contro le mafie e la criminalità organizzata significa chiedere alla politica di scegliere da che parte stare nella costruzione di una cultura della legalità che passa anche, per esempio, dalla trasparenza negli appalti pubblici.

Non siamo felici né soddisfatti che le Province siano elette dalla politica che nomina la politica per questo saremo al fianco, come per il referendum costituzionale, di quelle forze politiche e sociali che come noi condividono un’idea di democrazia e partecipazione che ci accomuna e che tende alla costruzione di un Paese migliore. Con la candidatura che abbiamo espresso, in sinergia con Arturo Gnesi che la rappresenta, abbiamo solo voluto testimoniare che in qualsiasi circostanza è sempre possibile una politica diversa che pone al centro il territorio e i cittadini. Qualcuno la troverà un’operazione inutile o incoerente, a noi è sembrato invece un gesto d’amore e responsabilità verso la democrazia.

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