Un Natale d’impegno civico e politico

Il Natale 2016 va dedicato a tutti quei giovani che fanno parte di una generazione costretta ad emigrare da un Paese che non riesce a valorizzare i propri giovani, la loro formazione e le loro competenze. Siamo una generazione che sta tra i piedi – per dirla alla Poletti maniera – perché nessuno si è mai interessato di darci una collocazione socio-economica abbandonandola a se stessa e facendo emergere tutte le contraddizioni, e l’inadeguatezza, della classe politica che da circa dieci/quindici anni governa l’Italia. Ci hanno raccontato, agli inizi del millennio, che la flessibilità era la nuova frontiera del mercato del lavoro, per poi lasciarci scontrare contro il muro della precarietà che con le sue catene che ci trattiene in un perenne presente. Ci hanno detto che con la crisi il lavoro non è che non ci sia, serve inventarselo, senza dirci in che modo. Si sono nascosti dietro “la crisi” per non assumere e far emergere pratiche peggiori della precarietà come i voucher o i tirocini formativi extra-curricolari che producono manodopera che non è più a basso costo ma senza costo. Ci hanno lasciato in una condizione di ricatto generazionale per cui “o così o stai a casa”. Poi si stupiscono, cadendo fintamente dalle nuvole, quando escono i numeri degli emigrati, di quelli che hanno le possibilità, e il coraggio, di lasciare tutto e partire tenendo stretta l’unica certezza, quella di essere cittadini del mondo. Il Ministro Poletti non dovrebbe dimettersi solo per le parole usate indegnamente contro un’intera generazione, dovrebbe farlo perché ha contribuito con le sue leggi (JOBS ACT e Voucher), in aggiunta a quelle dei suoi predecessori, ad istituzionalizzare questa situazione.

Sarà Natale anche per quelli che il lavoro ce lo avevano e lo hanno perso, per quelli che sono in mobilità, per i disoccupati che hanno una famiglia a cui tentano in ogni modo di assicurare una vita dignitosa, per tutte le persone che vivono sotto la soglia di povertà, in un Paese, l’Italia, dove di contrasto alla povertà non si parla più, o, se se ne parla, a volte si affronta anche male l’argomento.

Per i giovani, disillusi e dimenticati, e per chi nella vita ha perso tutto e si aggrappa, con le ultime forze rimaste, alla propria dignità, deve rinnovarsi l’impegno di chi vive la politica come gestione della cosa pubblica, come strumento per migliorare e migliorarci, come società e come Paese. Un impegno che passa da battaglie concrete: il reddito minimo, una proposta di contrasto alla povertà che si elabori in maniera multilivello coinvolgendo in maniera verticale dagli enti locali alle istituzioni nazionali e in maniera orizzontale tutti gli attori interessati, un piano di valorizzazione dei giovani che si traduca in opportunità reali di lavoro nel nostro Paese.

Questi attori – gli affezionati ai termini storici li chiamerebbero “classi sociali” – resteranno sempre tra i piedi fintanto che nessuno si farà carico di rappresentarne le istanze ed elaborare politiche serie di risposta alle loro necessità.

Ripartiamo dalla Costituzione che abbiamo strenuamente difeso; ripartiamo dalla sua necessaria e non più prorogabile attuazione; ripartiamo da quegli articoli che raccontano non solo diritti e doveri ma che disegnano anche orizzonti futuri. Chi voleva cambiarla ci diceva che era un testo vecchio e non adatto alle nuove esigenze contemporanee, io credo tutto il contrario: sono convinto che la Costituzione sia la nostra Via Maestra. Dobbiamo solo togliere l’ancora e salpare verso il mare aperto delle innumerevoli possibilità che la Costituzione ci riserva.

Young man with guitar case in hand is going away among industrial ruins

 

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3 risposte a "Un Natale d’impegno civico e politico"

  1. Concordo. Quei giovani cui Renzi ha raccontato la storia di un “allegro” futuro, hanno svelato l’inganno. E hanno votato in massa no al referendum. La “riforma” non è la priorità. Quei giovani vituperati hanno scelto. Si può allungare il brodo ma presto il piatto mostrerò il fondo…

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