#USA post #ElectionDay: “economocrazia”, Millennials e occasioni mancate per i Dem

Avrei votato prima per Bernie Sanders e poi ieri per Hillary Clinton perché Donald Trump, che oggi ha vinto le elezioni presidenziali diventando il 45° Presidente degli USA, rappresenta un modo di intendere e fare politica che è anni luce lontano dal mio. Quando il candidato repubblicano è arrivato a 255 grandi elettori, alle 6:00 ore italiane, ho spento la TV sapendo che oramai la situazione era irrecuperabile per i Dem.

A caldo post #ElectionDay alcune riflessioni vengono spontanee. Intanto possiamo constatare, come aveva dichiarato prima dei risultati il Presidente uscente Obama, che il sole è sorto, la Terra gira ancora e l’invasione delle locuste non è all’orizzonte. Questo per dire che quando si decide di prendere parte al gioco della democrazia si può vincere e si può perdere e dopo i risultati si va avanti.

La prima cosa, che è emersa anche dal dibattio della maratona elettorale, è che abbiamo sommessamente accettato di trasformarci in una “economocrazia”: ci troviamo in un contesto dove è l’economia, e ancor più i mercati finanziari, a dettare le regole di svolgimento della democrazia. Una situazione dove la libertà, il voto e la sovranità popolare vivono nell’ombra del continuo ricatto della borsa e dell’economia. La democrazia non può essere ostaggio della paura e dell’interrogativo “come reagiranno i mercati?”. Tutti i cittadini e le cittadine devono poter partecipare alla vita democratica del proprio Paese in piena libertà in virtù del principio di autodeterminazione (che poi è quello che hanno fatto in America sfidando i pronostici della borsa che sarebbe crollata in caso di elezione di Donald Trump). Serve una legislazione a livello internazionale che tuteli la democrazia e ponga un argine alla supremazia ingiustificata dei mercati finanziari.

I Millennials (i giovani della mia stessa generazione, quelli nati all’incirca tra il 1985 e il 1999) molto probabilmente hanno perso un’occasione, come è successo con la Brexit, per costituirsi come attore sociale determinante ai fini di uno spostamento di voti. Ma allo stesso modo se Sanders era riuscito ad intercettare una grandissima fetta di quelle preferenze in sede di primarie Dem, Hillary non è stata egualmente capace di mantenere quel sostegno. Non è un caso che la maggior parte dei Millennials intervistati ieri sera, in Italia come negli USA, abbiano dichiarato di aver votato Bernie Sanders con molto più entusiasmo di quanto ieri non abbiano fatto scegliendo la Clinton, più per provare ad arrestare Trump che per convincimento verso il progetto della prima candidata Donna alla Casa Bianca.

Hillary Clinton rappresentava l’establishment, con tutto annesso e connesso compreso attori, artisti, tv (anche le serie tv tra le più famose), in una sfida con un candidato la cui campagna elettorale era tutta incentrata sulla rottura contro l’establishment. E se per Donald questo era un buffet a costo zero, Hillary forse si è incentrata più a rispondere al competitor che a convincere il Paese. Un dato che resterà nella storia è quello che i Dem hanno perso parte del sostegno delle minoranze, che tanto avevano contato nelle elezioni Obama. Esemplare, nella sua paradossalità, è il voto dei Latinos che, almeno secondo i primi dati e le interviste raccolte, avrebbero scelto Trump, nonostante le sue posizioni a volte discriminatorie verso le minoranze e i diritti civili. Si confrontavano due mondi, due modi di intendere la politica, probabilmente entrambi incapaci fino in fondo di leggere e interpretare la realtà che ci circonda.

Hillary Clinton portava con se il continuo di un sogno: dopo il primo Presidente di colore, gli USA potevano avere la prima Donna Presidente. Un valore, non solo simbolico, eccezionale che non è bastato; se Obama poteva unire la sua origine etnica a riforme strutturali della società americana che ribaltavano i paradigmi portando le minoranze al centro delle politiche pubbliche Statunitensi, Hillary non è riuscita a convincere, anche tra le donne stesse. Uno “ha bucato lo schermo”, si direbbe in Italia, l’altra non ha saputo andare oltre quando di fronte non si trovava un politico ma un imprenditore miliardario dalle sfumature tipiche dello showbiz.

Si apre una nuova era nella storia americana e mondiale. Come sarà potremo giudicarlo più avanti, nonostante le premesse forse, per chi come me auspicava in un risultato diverso, non siano le migliori.

“World is not Over”

Andremo avanti con la consapevolezza che, si spera, queste elezioni servano da monito, anche in Europa, per non sottovalutare una politica di destra, populista, che esiste, guadagna terreno e a volte vince anche contro ogni pronostico. Dobbiamo ritrovare il coraggio di fare politica uscendo dall’idea del discorso a noi stessi e riscoprendo l’apertura verso i cittadini unici veri detentori di quello strumento capace di cambiare i destini del mondo che si chiama sovranità.

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Una risposta a "#USA post #ElectionDay: “economocrazia”, Millennials e occasioni mancate per i Dem"

  1. Mi è piaciuto il suo discorso, ma per abbattere il tetto di cristallo non basta essere femmina, bisogna avere qualcosa di diverso da dire.
    Hai ragione quando affermi che lei rappresenta l’estabilishment. Per questo non ha vinto. E dire che l’intelligenza ce l’ha in abbondanza….

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