Olimpiadi 2024, siamo davvero pronti per una candidatura?

Probabilmente se non ci fosse stato il terremoto sarebbe stato il tema caldo del momento, come era diventato uno dei temi elettorali di spicco nella scorsa tornata amministrativa che in Capitale ha portato al Campidoglio Virginia Raggi e il M5S: Olimpiadi 2024 a Roma, candidatura sì o no.

Il Movimento sembra essere contrario alla presentazione della candidatura di Roma al comitato internazionale per le Olimpiadi ma la nuova Sindaca pentastellata non ha ancora sciolto la riserva annunciando che incontrerà comunque il Presidente del CONI Andrea Malagò per confrontarsi sul tema (e chiaramente anche sulla spesa che deriverebbe da una eventuale scelta positiva). Il tutto “sfidando”, almeno teoricamente, il pressing del Direttorio 5 Stelle (secondo quanto racconta La Stampa) che invece sarebbe per chiudere la partita con un sonoro NO il più velocemente possibile.

All’ipotesi del NO ha risposto anche il Sindaco di Frosinone lanciando l’idea delle Olimpiadi del Lazio: i giochi potrebbero suddividersi nelle province “periferie dell’Impero” con particolare incidenza su Frosinone e Latina. Una proposta dai tratti fantascientifici onestamente. Si pensi, per esempio, che nessuna linea ferroviaria unisce le due province che sono raggiungibili per lo più per mezzo privato (anche le corse tramite trasporto pubblico sono state diminuite). Per non parlare delle mancanze strutturali che la mia città, Frosinone, ha in ambito sportivo (il recente campionato di Serie A ne è stato un esempio) ma anche ricettivo e/o turistico.

A completare il quadro lunedì 29 agosto Alberto Gentili scrive su Il Messaggero un articolo che lancia quella che sarebbe l’ipotesi B del Governo: lasciar cadere la candidatura di Roma e “per garantire comunque al sistema-Paese questa chance, al suo posto candiderebbe Milano” (l’articolo completo è online).

In realtà, dal mio personalissimo punto di vista, la questione di fondo non è se a candidarsi sia Roma o Milano; credo invece che la questione, l’interrogativo da porsi, sia se siamo realmente pronti ad avanzare una candidatura italiana alle Olimpiadi del 2024. Non è il fattore geografico che dovrebbe influenzare la scelta quanto più quello economico. Si tratta di decidere di spendere dei soldi e di destinarli a quello, decidendo di conseguenza di sottrarre fondi per altro.

Stefano Ceccarelli, un mio concittadino con cui è sempre piacevole confrontarsi, commentando un mio post sul tema, centra le questioni: “che Italia ci aspettiamo di trovare nel 2024, che non è esattamente domani. Pensa all’entusiasmo del Brasile quando gli è stata assegnata l’ultima olimpiade e al tracollo economico che hanno avuto negli ultimi anni. Nei bei tempi andati della crescita economica infinita le olimpiadi potevano rappresentare un’opportunità, oggi non più. Temo che nel 2024 avremo un bel po’ di grosse gatte da pelare, purtroppo…”. Il dibattito sta tutto qui: ci sono problemi strutturali in Italia (a cui chiaramente si aggiungono anche le emergenze che non si possono prevedere – ma solo contenere – come il terremoto di Amatrice e Accumoli); problemi ai quali non possiamo sottrarci di dare risposte.

In un momento di forte crisi come quello che affronta il nostro Paese è chiaro che spingere sulla spesa pubblica sia uno strumento da inserire nella progettazione pluriennale. La domanda da porsi è se le Olimpiadi siano la spesa da sostenere. I “Grandi Eventi” in Italia troppo spesso finiscono per essere momenti di facciata che non si traducono in un reale indotto economico e di rilancio interno. Se penso ad Expo e a come è stato inizialmente proposto come incentivo al lavoro giovanile e guardo a cosa è stato per chi come me un lavoro lo cercava, allora onestamente dico “no grazie”.

Con l’amarezza di dire NO ad una delle più belle manifestazioni mondiali ma con la responsabilità, politica ma anche generazionale, di spingere per una spesa che possa davvero produrre delle risposte concrete per questo Paese. Manca il lavoro, mancano le infrastrutture, manca un reale investimento nello Sport (che non è solo calcio) che può essere settore volano di una ripresa. Va rinforzata, ancora purtroppo, una cultura della trasparenza e della legalità nel nostro Paese.

Luisa Rizzitelli, Presidente di Assist Italia (Associazione Nazionale Atlete), sulla sua pagina Facebook scrive: “Non sono una grillina e sono invece una che sogna, come tanti sportivi, di avere i Giochi in Italia. Ma resto convinta che non siamo in condizioni di organizzare un evento simile, seppur nel 2024. E credo anche che la cosa più giusta non sia fare due chiacchiere con Malagò, ma fare un referendum nazionale. Perché in molti credono (io sono tra questi) che i soldi per una eventuale nomina, andrebbero spesi per altre cose. Magari così, giusto per dirne una, per mettere in sicurezza gli edifici scolastici in zone altamente sismiche o per rendere questo Paese finalmente accessibile ai diversamente abili”.

Qualcuno a fronte delle mie perplessità mi ha detto che vivo nel leitmotiv di essere costantemente minoranza (smentita dalla maggioranza) nelle idee che seguo e nelle riflessioni e proposte che porto avanti. Probabile, anzi Possibile. Ma questo di certo non mi scoraggia dal continuare a sostenere le mie idee e posizioni.

Alcune sono considerate “estremiste” e forse lo sono, nella bellissima accezione che ne ha dato Alessandro Gilioli sulla sua pagina: “Ecco a cosa servono quelli tacciati di “estremismo”: a dire, sbeffeggiati, le cose di buon senso che gli altri capiranno anni o decenni dopo”.

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