Una pubblicità che offende le donne | Roberta Fiaschetti

Una donna distesa a terra, il corpo è scomposto, i jeans abbassati, una gamba è rialzata a favore della macchina fotografica. Ai piedi stivaletti neri. Si tratta della trovata pubblicitaria di un negozio di scarpe di Frascati (Eredi Corazza), la foto appare sulla sua pagina facebook. Immediatamente è stata bombardata di commenti e segnalata, ma la foto è rimasta, come un dispetto. L’azienda produttrice degli stivaletti si è dissociata dall’immagine, ma non è bastato, è ancora lì.  Per ora almeno.

Volevano far parlare di sé? Volevano essere capaci di trovare un modo alternativo di pubblicizzarsi in un mondo omologato? Volevano mettere in scena una brutale metafora della seduzione prendendo in prestito dal cinema di Lars Von Trier?

Qualunque possa essere la motivazione, provocatoria o artistica che sia, la campagna pubblicitaria suscita solo indignazione. Indignazione è una parola abusata ma va ricostituita in tutto il suo valore per opporsi a chi va al di là della dignità e della libertà degli esseri umani. La visione sessualizzata e primordiale della donna-oggetto è diffusa nei media italiani, rispecchia il pensiero di una società retrograda sempre disponibile ai doppi sensi volgari. La femmina accondiscendente che attira l’attenzione grazie al suo corpo messo in mostra appare ancora come normalità. A questo siamo assuefatti e abbiamo fatto la triste abitudine vedendo le donne esposte come oggetti inanimati.

Stavolta non si tratta solo di questo, la foto evoca una storia di violenza carnale. La violenza banale e vigliacca di uno stupratore. Mostra una donna che non ce l’ha fatta a difendersi e a fuggire via dal mostro. Una donna che rimane a terra seminuda, svilita, annullata dopo aver subito il più crudele degli atti. Questo è ciò di cui parla la campagna pubblicitaria del negozio di scarpe di Frascati. Certamente ha fatto parlare di sé sui social network.

Cercando di trovare un senso a questa triste mossa di web-marketing: seguirà la stracitata frase “nel bene e nel male purché se ne parli”? Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray scriveva: “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about”, ma la più semplicistica delle interpretazioni non giustifica volgarità e sessismo.  Cosa può far venir voglia ad una donna di acquistare un paio di scarpe? E’ così difficile creare piacere o seduzione intorno ad una calzatura da dover ricorrere ad un’immagine senza distanza e senza fascino, divenendo descrittivi fino all’oscenità?  Gli stivali, seppure nella messa in scena, appartengono ad una vittima indifesa inerme sul cemento.

Le donne sono stanche e queste simulazioni dovrebbero essere punite come incitamento alla violenza anche se si tratta di un piccolo negozio di scarpe di Frascati e anche se non passa in Tv ma sulle pagine facebook di migliaia di utenti.

Articolo a cura di Roberta Fiaschetti

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