Distruggere le barriere e non costruirle

Siamo nel 2016 ma a volte, dalle cronache dei giornali e dei social network, sembra di vivere “giorni di un futuro passato” (come nell’ultimo film della collezione di X-Men): il problema delle barriere architettoniche, che limitano di fatto non solo la libera circolazione delle persone diversamente abili ma ne impediscono la vita indipendente, si rincorre nei racconti di città che sono troppo spesso completamente inaccessibili.

Sono storie di ordinaria (mala) amministrazione che descrivono come le nostre città siano ancora non a misura di disabile determinando una sostanziale inadempienza verso le normative nazionali ed europee  che si muovono in senso diametralmente opposto.

Frosinone, ad esempio, ha bisogno di un vero e proprio piano di riconversione architettonica che ripensi completamente il tessuto urbano che in molte aree è inaccessibile per tutti i cittadini in particolare quelli con disabilità motorie. In provincia, ad Isola del Liri,  solo per citare l’ultimo fatto, appare un dissuasore per il traffico proprio in concomitanza con una rampa di accesso al marciapiede. A Veroli mi hanno raccontato che l’accesso al cinema comunale è di fatto interdetto alle persone con disabilità motoria, specialmente quelle in carrozzella, considerata la location dello stesso, nel pieno centro del paese, e l’assenza di una rampa apposita. Una proposta per superare questa criticità era stata inserita tra i progetti del bilancio partecipato ma non è passata al vaglio del voto dei cittadini. Ciò deve farci riflettere anche sull’importanza di formare una coscienza civica su questi temi.

Le storie di come da Nord a Sud i disabili siano chiamati a scontrarsi con le barriere architettoniche raccontano una battaglia lunga anni, forse decenni, che unisce da un lato la richiesta di trasformare le città in oasi accessibili per tutti e dell’altro pone l’obiettivo di combattere il pregiudizio dell’impossibilità delle persone disabili di vivere indipendentemente e con dignità.

“Distruggere le barriere e non costruirle” deve diventare uno slogan universale per tracciare un nuovo disegno delle nostre città, per costruire progetti di inclusione e accessibilità che non abbiano ostacoli. Per trasformare la disabilità da qualcosa in meno, come viene ancora troppo spesso rappresentata, in un valore aggiunto. Per assicurare la piena realizzazione della persona, ognuna secondo la propria individualità.

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