Non si possono sostenere le paritarie con i fondi destinati alla scuola pubblica

A decorrere dal 2017 le scuole paritarie avranno un contributo in proporzione al numero degli alunni con disabilità frequentanti nel limite di spesa massimo di 12,2 milioni di euro.  Nulla di male in questo se non fosse che i fondi vengono sottratti a quelli predisposti ne “La Buona Scuola” per gli istituti pubblici. In altre parole si contribuisce ad un servizio nelle scuole paritarie (che già percepiscono autonomamente fondi derivanti dalle rette e dai finanziamenti privati) attraverso contributi che dovevano essere destinati alle scuole pubbliche che di certo non mancano di necessità strutturali sul sostegno alle persone con Bisogni Educativi Speciali e con disabilità.

A favore della misura si sono schierate le associazioni cattoliche e a sostegno delle paritarie che, anche in passato, hanno più volte sottolineato come il costo degli insegnanti di sostegno non potesse gravare sulle spalle delle famiglie che scelgono di affidare i loro figli alle scuole non statali. Addirittura si rivendicava la richiesta in virtù del principio della libertà di scelta educativa.

Io non ho nulla contro la libertà di scelta educativa, sia chiaro: una famiglia deve scegliere liberamente in quale scuola mandare i propri figli, disabili o meno. Ma deve essere anche consapevole dei costi della propria scelta. Non si può pensare di sostenere chi sceglie di affidarsi alle scuole private e paritarie a discapito del servizio pubblico che costituisce (fino a prova contraria) il cardine del nostro modello di istruzione e che a parte i fondi che vengono destinati dal MIUR non ha accesso ad altri contributi, fatta eccezione per la partecipazione ai finanziamenti PON, POR o di diretta emanazione comunitaria (attraverso la progettazione e i bandi che sono sempre più accessibili anche dalle scuole paritarie).

In Parlamento c’è chi come Beatrice Brignone, Deputata del gruppo misto Alternativa Libera-Possibile, ha provato ad impegnare il Governo a realizzare interventi normativi successivi al fine di prevedere un contributo eguale anche per le scuole pubbliche.  L’ordine del giorno è stato respinto con parere negativo in quanto il testo in questione era bloccato e non era ammesso alcun emendamento.

La scuola non statale negli ultimi anni ha guadagnato terreno a discapito di quella pubblica, laica e statale, grazie anche ad una serie di fondi che sono stati stanziati e che si sono aggiunti al tesoretto derivante di contributi privati che invece nel pubblico non ci sono. Non si può negare che anche grazie a questo la scuola paritaria sia riuscita ad occupare degli spazi di vuoto. Il tema sta tutto qui infatti: è la scelta di quale modello di scuola e di istruzione il Governo vuole incrementare e migliorare. Non si possono prevedere finanziamenti per le paritarie che gravino sui fondi (già pochi) elargiti per il sistema di istruzione statale che affronta un momento di enorme difficoltà e che ha quanto mai bisogno di interventi strutturali. Dobbiamo porci l’obiettivo di una scuola pubblica che sia inclusiva e che riesca a farsi carico anche dei BES e degli studenti con disabilità integrandoli nel tessuto educativo riconoscendoli, questi studenti, come possibilità e non come “problema”. Pensare che a svolgere meglio questo compito possano essere le scuole paritarie significa decretare l’insuccesso del nostro modello di istruzione bollandolo come inadeguato a garantire un servizio all’altezza delle necessità sociali ed educative.

Questo non significa che le scuole paritarie non debbano accedere a fondi e finanziamenti specifici, ma essi non possono essere sottratti a quelli per la scuola pubblica e devono essere calcolati sulle possibilità economiche del Paese e in proporzione anche ai finanziamenti privati.

Questi fondi andrebbero pescati nei finanziamenti per il sociale: ottimizzando le risorse e i beneficiari attraverso un sistema di valutazione serio e autorevole, fatto sui risultati concreti portati avanti da enti, associazioni, cooperative e fondazioni che si occupano del tema.  Evitando gli sprechi e le speculazioni e ridistribuendo secondo esigenze e reali possibilità. Per il bene dei cittadini e per costruire una scuola e una società che possano essere realmente inclusive.

scuola

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