#IDAHOBIT 2016: l’importanza del tema della libération

Il 17 maggio in tutto il mondo è l’ IDAHOBIT, la giornata internazionale contro l’omo-bi-transfobia, a ricordo di quello storico 17 maggio 1990 quando l’OMS cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentale. Da quel giorno si è aperto un percorso internazionale che era già cominciato in sordina dagli anni ’60. Si lotta per la parità di diritti e per norme che vietino le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Oggi il 17 maggio voglio dedicarlo all’inizio di quel percorso iniziato molto prima del 1990. Voglio parlare del tema della libération che ha accomunato nel corso degli anni ’60 gli afroamericani, gli studenti, le donne e la comunità LGBT. Ripartire da una pagina di storia sociale per capire quanto ancora oggi ci sia da fare per una società che sia davvero più giusta

“Ma liberazione assume contorni ancora più importanti ai fini dell’analisi dello sviluppo dei movimenti omosessuali che cominciano ad organizzarsi negli stessi anni in molte dimensioni nazionali. Per gli omosessuali, americani prima, europei in seguito, liberazione significa sentirsi liberi di poter esprimere la propria sessualità attraverso un coming out (venire fuori, dichiararsi pubblicamente omosessuale) alla luce del sole sfidando ordinamenti giuridici che considerano ancora l’omosessualità reato e/o malattia.

La questione omosessuale è sempre stata conosciuta tanto da essere stata oggetto di apposite misure giuridiche repressive che toccarono gli apici nel corso del XIX secolo, quando il consolidamento degli stati nazionali imponeva il controllo della società e la marginalizzazione di fenomeni eversivi, siano essi associativi come i sindacati, religiosi o legati ad aspetti della vita personale come appunto l’orientamento sessuale o la questione di genere. In effetti i temi della comunità omosessuale emersero storicamente quasi contemporaneamente a quelli femministi, ma il loro sviluppo fu fortemente diverso. Tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900 emersero, specialmente nelle grandi città europee, i primi nuclei di movimenti omosessuali, risultato della vivacità culturale assaporata con la fin du siècle e le idee del decadentismo e del dandy che sfidava la concezione classicamente consolidata dell’uomo. Nel 1904 a Berlino si tenne l’annuale conferenza del Comitato Scientifico-Umano di Magnus Hirschfed, sessuologo e leader del primo movimento omosessuale tedesco, dove si confrontarono per la prima volta gay, lesbiche, eterosessuali e femministe, accendendo i riflettori su questioni come l’autonomia individuale e l’uguaglianza dei sessi. Se dapprima sembrò configurarsi l’idea di un percorso comune la storia ci ha dimostrato l’impossibilità di tale possibilità. Sebbene entrambe le componenti, femminista e omosessuale, si trovino in una situazione di discriminazione dovuta ad una condizione di esclusione sociale, gli omosessuali dovettero fronteggiare un ulteriore ostacolo: la loro condizione non era solo socio-politica ma anche patologica e legale. La maggior parte degli ordinamenti europei riteneva infatti che la condizione di omosessuale fosse indecorosa, oltraggiosa e illegale, in quanto contraria all’ordine pubblico, tanto da essere punita con la reclusione, sembra quasi scontato ricordare la vita di Oscar Wilde in merito, o addirittura veniva riconosciuta come patologica: gli omosessuali erano dei malati (per lo più mentali) e come tali vanno trattati con annesse esclusioni dai diritti che le persone insane di mente non erano ritenuti capaci di esercitare.

Pertanto se da un lato i gruppi femministi, con tutte le difficoltà del caso, hanno potuto continuare la mobilitazione i primi movimenti, o gruppuscoli, omosessuali non hanno retto l’urto con le legislazioni repressive che si sono implementate nei loro confronti e che hanno toccato l’apice con le leggi razziali che ne hanno decretato la deportazione nei campi di concentramento. Al termine della guerra il rientro dei deportati non è stato meno traumatico: fino agli anni della contestazione la condizione omosessuale non variò e gli Stati continuarono a tenere in vigore le precedenti norme di marginalizzazione dell’omosessualità.

Anche nel caso della libération gay l’epicentro delle proteste sono gli Stati Uniti: furono i cosiddetti Moti dello Stonewall Inn a dare avvio al Movimento di Liberazione Omosessuale in tutto il mondo.

Gli USA hanno storicamente simboleggiato la patria del liberismo e del liberalismo, del self made man, della libertà di essere padrone del proprio destino. Una certa mentalità sociale piuttosto aperta ha favorito, specialmente in alcuni Stati, che fin dai primi anni del secondo dopoguerra ci sia stato uno sviluppo di vere e proprie comunità urbane a carattere omosessuale, i più famosi esempi erano San Francisco e New York.

A New York nonostante il generale clima di accettazione intorno alla comunità omosessuale, esisteva una legge che disponeva l’interdizione di vendere alcolici a persone omosessuali. Come è facile comprendere tale norma era di difficile applicazione ma al finire degli anni ’60 le autorità urbane cominciarono ad effettuare una serie sempre più massiccia di controlli nei bars del quartiere di Greenwich Village di Manhattan abitualmente luoghi di ritrovo della comunità LGBT ( lesbica, gay, bisessuale e trans gender). Quelle che all’inizio si delineavano come azioni di controllo sulle autorizzazioni divennero progressivamente delle vere e proprie retate finalizzate a sminuire la comunità attraverso aggressioni verbali e fisiche, specialmente ai danni delle persone transessuali. I soprusi da parte delle autorità di polizia continuarono ininterrotti fino alla notte del 27 giugno 1969 quando la transessuale Sylvia Rivera decise di non arrendersi di fronte la polizia dando avvio ai moti di Stonewall che vengono universalmente considerati come le prime azioni della comunità omosessuale nel loro percorso di liberazione. La comunità gay aveva fatto irruzione nella scena pubblica degli USA e tali avvenimenti non sarebbero presto rimasti sconosciuti in giro per il mondo: i moti di Stonewall risuonarono in molti altri paesi come il fischio d’inizio delle rivendicazioni omosessuali, dall’Argentina al Brasile, dalla Francia, alla Germania e anche in Italia.

Lo Stonewall Inn e Sylvia Rivera divennero il simbolo delle repressioni e delle discriminazioni che il mondo LGBT era costretto a subire da troppo tempo.

Ovviamente la decisione dei newyorkesi di reagire di fronte alla polizia nella notte del 1969 denota il fatto che la comunità omosessuale fosse a conoscenza di quanto stava succedendo in tutto il mondo ed era consapevole che fosse arrivato il momento per portare avanti la loro battaglia, sapendo di inserirsi in una cornice politica più ampia, sapendo di poter ricevere l’appoggio anche di altri gruppi sociali, in primis delle donne.

L’alleanza tra omosessuali e femministe diventò percorso comune specialmente in Europa, ad esempio in Francia dove il Mouvement de Libération des Femmes (MLF) costruì una vera e propria strategia comune con il Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire (FHARC) dando vita ad azioni di protesta comuni. Quella che viene considerata l’ alliance objective tra femministe e omosessuali resterà solida fino i primi anni ’70 quando poi le due componenti prenderanno percorsi differenti in riferimento ai temi specifici sui quali avevano interesse di costruire il loro discorso politico”.

Dalla mia tesi di laurea magistrale TRA MERCATO E DIRITTI – Le politiche antidiscriminatorie dell’Unione europea

moti-di-stonewall

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