Contro ogni maschilismo ma anche contro l’ipocrisia

Abbiamo ritrovato (anche se non ne sentivamo proprio la mancanza) la giornata dell’attacco alle donne in politica, a Milano come a Roma.

La Bedori (ex candidata M5S a Milano) viene offesa per il suo aspetto fisico e perché è disoccupata; alla Meloni invece è Bertolaso a dare lezioni (pensate in che Paese strano viviamo) sottolineando che la front-woman di Fratelli d’Italia è meglio che faccia la mamma più che la vice-sindaca (o la sindaca visto che non mi pare si sia ancora sciolta la querelle sul candidato del cdx in Capitale).

Situazioni speculari e indicative del livello del dibattito pubblico e politico nel nostro bel-Paese, dove maschilismo e discriminazione vanno spesso di pari passo, dove una donna è attaccata per questioni inerenti la sua identità biologica e di genere piuttosto che per demeriti legati alla sua professione o, in questo caso, alle sue idee politiche. E’ successo (forse più di una volta) anche alla Bindi. Perchè il maschilismo in politica e nella quotidianità colpisce, purtroppo, a destra come a sinistra.

E’ un retaggio culturale della politica italiana, della società italiana. Di quel borghesismo da salotto che ci tiene ancorati ad un passato remoto dove le donne fanno l’angelo del focolare, si sposano e sono sottomesse.

Sembra la descrizione di un Paese precedente alla Rivoluzione Industriale (per citare un passaggio storico e simbolico con le donne che entrano in fabbrica a lavorare come gli uomini, anche se pagate meno e sfruttate). E invece “Sposati e sii sottomessa” è un libro pubblicato da Costanza Miriano solo nel 2011 e ripubblicato nel 2013 la cui idea di fondo è quella della donna che abbandona gli ideali dell’emancipazione per tornare al suo ruolo “naturale” di moglie e madre.

Intorno a questa visione medioevale della donna è stata organizzata più di qualche manifestazione. Una lo scorso 30 gennaio 2016 al Circo Massimo a Roma Un (fortunatamente) non proprio affollatissimo Family Day dove si sono alternate le voci dei difensori della famiglia tradizionale, del matrimonio uomo-donna, del triangolo indiscutibile madre-padre-figli.

In quello stesso scenario Giorgia Meloni annunciò di essere incinta, fuori dal matrimonio, dal suo compagno.  Fuori dalle stesse “regole naturali” che la vedevano scendere in piazza.

Sono contro ogni forma di discriminazione e maschilismo, per questo non posso che sostenere Giorgia Meloni, da cui mi separano intere galassie politiche, ma che di certo potrà (come tante altre donne) conciliare vita professionale e vita privata. L’Italia non andrà mai avanti con politici che offendono le donne (e con persone che ancora li votano, per questo il lavoro sulla formazione e sull’educazione alle pari opportunità è di essenziale necessità).

Poi però bisogna anche fare un passo in avanti rispetto alle tante ipocrisie del nostro Paese. “Sposati e sii sottomessa” è uno dei manifesti di iniziative come il Family Day. Essere in quelle piazze, con quelli slogan, con la veemenza degli interventi che tutti noi abbiamo ascoltato, significa abbracciare quelle posizioni.

Difenderò Giorgia Meloni (e cosi Patrizia Bedori) perché ho da sempre scelto una cultura diversa che si fonda anche sulle pari opportunità, sul rispetto e sull’autodeterminazione delle donne (e degli uomini).

Ma niente ipocrisia: chi il 30 gennaio manifestava contro i diritti pensa esattamente le stesse cose del Bertolaso di turno. E questo deve farci preoccupare, indignare e mobilitare. Per difendere una cultura di libertà e autodeterminazione che i movimenti femministi hanno ottenuto lottando con le unghie e con i denti. Per quelle conquiste che hanno permesso anche a Giorgia Meloni di essere quello che è non perché declinazione di un uomo ma perché rappresenta se stessa.

Per questi motivi l’Italia ha urgente bisogno di leggi sulla Laicità e sui Diritti al passo con i tempi. Per evitare che giornate come quella di oggi siano ricordate per il maschilismo di una politica (ma in generale di una società) ancora fallocentrica più che per cambiamenti importanti come il fatto che per le maggiorenni, dopo 16 anni di battaglie, la somministrazione della pillola del giorno dopo non sarà più legata alla prescrizione medica.

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