Referendum contro le trivelle: 300 milioni di euro bruciati

Il Governo ha deciso che la data del referendum contro le trivelle sarà il 17 aprile facendo naufragare l’idea di accorpare lo stesso con le elezioni amministrative di fine maggio.

Bruciati 300 milioni di euro da una decisione che lascia intendere, nemmeno troppo tra le righe, la previsione di una bassa affluenza al voto sul referendum ponendolo in una data diversa da quella delle elezioni per il rinnovo di diversi comuni grandi e piccoli, oltre che di grandi città come Bologna, Bolzano, Cagliari, Latina, Milano, Napoli, Novara, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno, Torino e Trieste. Tatticismo puro, come nei migliori giochi di strategia. Peccato che questo costo graverà tutto sulle nostre spalle.

Magari il 17 sarà una bella domenica di primavera e, sempre magari, il Governo spera che gli italiani preferiscano una gita fuori porta piuttosto che andare a votare per dare una bella spallata ad una politica che sembra aver dimenticato l’ambiente. Magari.

Invece io spero che saranno in tanti ad andare a votare per affermare che è possibile non solo immaginare ma anche realizzare una politica di rilancio economico che guardi ad un basso impatto ambientale e che premi un altro modello di sviluppo che non solo sia green ma anche eco-sostenibile. In questi casi se lo dimenticano sempre, ma anche questo ce lo chiede l’Europa, precisamente nella strategia Europa 2020 che parla di crescita intelligente, sostenibile e solidale. Giusto per essere precisi.

La cifra è tutt’altro che irrisoria per un Paese che è ancora in crisi.
Un Paese dove i giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e i diversamente giovani se lo perdono, il lavoro, rischiano di sopravvivere a stento. Come accade nella mia provincia, Frosinone, dove le percentuali di disoccupazione giovanile sono drasticamente alte e dove le storie degli uomini e delle donne della Vertenza Frusinate ci delineano il quadro drammatico di un territorio dilaniato dalla siccità economica e dal deserto lavorativo.

Il tutto nel silenzio della politica e dei politicanti, specialmente del Partito Democratico, che per non contravvenire al Presidente del Consiglio non battono ciglio. Io qualche idea su come si potevano investire 300 milioni di euro le avrei: si potevano usare per potenziare gli strumenti previsti dalle politiche attive del lavoro o come tesoretto per un Reddito di Dignità (magari superando la demagogia che sia uno strumento di assistenzialismo). Oppure si potevano destinare ad un piano di rilancio serio della cultura che poteva passare dal sostegno a chi lavora nel settore (e non da un inutile e dispendioso bonus ai neo-maggiorenni).  Oppure potevano diventare un tesoretto spendibile per l’Università e la ricerca scientifica (che ogni anno scompare un pezzetto di più un pò come i ghiacciai a causa dei cambiamenti climatici). O ancora per potenziare alcuni aspetti del Welfare, ad esempio per costruire nuovi asili nido fondamentali per le politiche di conciliazione tra vita privata e lavoro per le donne – il che permetterebbe di conseguenza anche un aumento dell’occupazione femminile.

Insomma io proposte da discutere con i parlamentari eletti anche nelle mie zone le avrei, ci sarebbe da capire se dall’altra parte ci sia la disponibilità ad ascoltare e magari a prestare più attenzione a quello che succede nelle stanze del potere dove siedono quotidianamente.

300 milioni li abbiamo bruciati anche se ne avevamo estremo bisogno. Allo stesso modo abbiamo bisogno di nuovi modelli di sviluppo, per questo non mancherà l’impegno per promuovere la partecipazione al referendum del 17 aprile. Per dire non solo no alle Trivelle – e quindi tutelare il nostro mare e le nostre coste – ma anche ad un modo di fare politica che è completamente scollato dalla realtà che viviamo tutti i giorni.

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Una risposta a "Referendum contro le trivelle: 300 milioni di euro bruciati"

  1. Invece è importante andare a votare x fermare la trivellazione sopratutto per una questione ambientale già troppo compromessa….e poi voglio dire un’altra cosa…..magari avessimo spesso l’opportunità di poter votare e quindi dire la nostra sulle assurde leggi che ci scaraventate addosso giorno x giorno…..forse a quest’ora stavamo meglio di come stiamo

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