IMU sì, IMU no, IMU forse.

Ci risiamo, puntuale come in ogni momento di debolezza di un qualunque governo italiano arriva la proposta di riduzione delle imposte, meglio se sulla prima casa, la più amata dagli italiani.

Il premier Renzi, complice forse il caldo di luglio, annuncia con la massima enfasi la notizia della prossima abolizione dell’IMU sull’abitazione principale, presentandola come “una rivoluzione copernicana realizzata dal PD” e in effetti come dargli torto, di fronte ad una manovra che pone valori cari alla destra populista al centro del complesso sistema di centrosinistra.

Chi va con il sarto impara a tagliare, verrebbe da dire, e forse meglio per tutti, non solo per la first lady, che da precedenti governi Renzi abbia ereditato la propensione al taglio delle tasse e non altre propensioni.

Comunque, l’annuncio è stato fatto e senza alcun imbarazzo rispetto a precedenti dichiarazioni dell’area renziana che, non ancora al governo, definiva l’abolizione dell’IMU sulla prima casa come “un’operazione da Robin Hood alla rovescia. Si prende ai poveri per dare ai ricchi. Un cedimento alla destra populista”. In effetti, adesso che al cedimento è seguito un consolidamento della destra populista da parte del centrosinistra, la manovra non stona più tanto nel programma di governo e quindi il terreno è pronto per annunciare le prossime tappe della rivoluzione fiscale che prevede, sinteticamente, “nel 2016 l’abolizione della tassa sulla prima casa, l’Imu agricola e la tassa sugli imbullonati, nel 2017 l’intervento su Ires e Irap e nel 2018 interventi sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni”.

Stando alle stime del governo, si prevedono circa 45 miliardi di tasse in meno per i prossimi 3 anni: 5 miliardi nel 2016, 20 nel 2017 e 20 nel 2018. A compensare le minori entrate, serviranno tagli alle spese, necessari per rendere sostenibile la riduzione del carico fiscale, tenuto conto degli impegni e dei vincoli europei in materia di debito pubblico. A garantire la sostenibilità della manovra, interverrà anche una più severa lotta all’evasione fiscale, nonché la maggiore crescita e l’aumento dell’occupazione che deriveranno dalla riduzione della pressione fiscale. Questo a detta del ministro Padoan che, però, sottolinea subito come l’abolizione dell’IMU sia condizione necessaria, ma non sufficiente per il rilancio di settori in crisi come quello dell’edilizia.

A chi fa notare che, forse, sarebbe stato opportuno ripartire dalle tasse sul lavoro, con maggiori possibilità per ottenere dall’Europa eventuale appoggio per una manovra da realizzare in deficit, gli esperti della maggioranza rispondono che non si può ignorare la particolarità tutta italiana di una percentuale di famiglie con la casa di proprietà pari a circa l’80%.

Appunto, visto che l’80% degli italiani ha una casa e gli altri dichiarano di volerla acquistare, sorge il dubbio che l’annuncio abbia anche la finalità, non troppo occulta, di recuperare consenso.

Il fatto che l’IMU rappresenti la base dell’autonomia fiscale dei comuni, più vicini al territorio ma più lontani dal governo centrale, contribuisce ad alimentare i dubbi.

Va detto, che l’abolizione dell’imposta sulla prima abitazione, o meglio ancora l’introduzione della possibilità da parte delle famiglie con mutuo e una sola proprietà immobiliare di dedurre dalla base imponibile il valore residuo del mutuo, può produrre effetti espansivi.

Considerato che le famiglie con redditi medi e un mutuo sulla prima e unica casa hanno mediamente una propensione marginale al consumo alta, l’abolizione dell’IMU potrebbe avere effetti espansivi sui consumi, soprattutto se la copertura della manovra fosse garantita da un incremento del gettito derivante dall’imposta sulle seconde case, peraltro, con maggiori garanzie di equità sociale. Alcuni studi a sostegno di una manovra finanziata dal gettito delle seconde case, ipotizzano anche un effetto negativo sul prezzo delle abitazioni, non necessariamente indesiderato se, anzi, riuscisse a fare ripartire le transazioni sul mercato immobiliare.

Prima di passare ai dati, va sottolineato come gli effetti degli interventi sulla tassazione della prima casa, risultino in Italia difficili da quantificare perché fortemente distorti dalla mancanza di adeguati controlli sulle residenze anagrafiche. Basti pensare ai nuclei familiari composti da madre e figli residenti in una casa e padre residente in altra casa di proprietà, magari in un comune con forte vocazione turistica, che sia marittimo o montano.

Passiamo ai dati pubblicati dal MEF, Dipartimento delle finanze in materia di “Prelievo sugli immobili: confronto tra l’Imposta Municipale Unica (IMU) 2012 e l’IMU-TASI 2014”.

Il rapporto del dipartimento delle finanze utilizza il 2012 come benchmark, per rendere più omogeneo il confronto tra i valori del gettito annuale, tenuto conto che nel 2013, i decreti legge n. 102/2013 e n. 133/2013 hanno introdotto esenzioni per le abitazioni principali, i terreni e gli altri immobili.

Dall’analisi dei dati sugli importi effettivamente versati dai contribuenti nei due anni a confronto, emerge in primo luogo che nel passaggio dall’IMU 2012 alla TASI/IMU 2014 il prelievo totale sulla prima casa si riduce del 12,63%, passando da circa 4,0 miliardi di euro nel 2012  a circa 3,5 miliardi di euro nel 2014, a fronte di un aumento del numero di contribuenti di circa 1,8 milioni di unità. I proprietari di prima casa hanno pagato mediamente 204 € nel 2014 contro i 227 € nel 2012.

Se per comprare un’abitazione in Italia servono in media circa 181 mila euro (1.560 euro/mq), da un’analisi diffusa da Nomisma, risulta come l’azzeramento dell’imposizione sulla prima casa comporterebbe un incentivo piuttosto modesto, quantificabile in circa lo 0,11% sul primo anno e comunque inferiore all’1% su un orizzonte decennale. In pratica, si otterrebbe un risparmio di 17 euro al mese, vale a dire poco più di un quinto del bonus di 80 euro introdotto a partire da maggio 2014. Da considerare anche l’effetto distorsivo della manovra in termini di equità, considerato che l’abolizione della TASI rappresenterebbe un’agevolazione anche per i contribuenti più ricchi. Sicuramente, una maggiore equità andrebbe cercata nella revisione delle basi imponibili ottenuta attraverso la riforma del Catasto, tenuto conto anche delle sperequazioni fra città derivanti dalle differenza tra riferimenti catastali e valori di mercato, che oscilla tra il 36% e il 300%, attestandosi in media al 135%.

Passando ai dati relativi agli incassi da IMU e TASI, nel 2014, per le città capoluogo, emergono ampie differenze tra nord e sud. Al primo posto si attesta Padova con 141 milioni di euro totali e 668,3 € per abitante, mentre Crotone chiude la “classifica” con 7 milioni di gettito totale e 111,2 € per abitante. Nella parte bassa della classifica si colloca Frosinone con 9,4 milioni di entrate totali e 195,2 € sborsati per abitante. Meglio (o peggio secondo i punti di vista) Latina che ha fatto registrare entrate pari a 30,8 milioni totali con 261,5 € per abitante.

Le differenze tra città, in particolare tra nord e sud, non dipendono solo dalle scelte fiscali dei comuni. Il gettito per cittadino viene calcolato includendo negozi, alberghi e capannoni, quindi è molto più alto rispetto al gettito medio delle famiglie. A far registrare incassi più bassi, contribuiscono anche i valori catastali medi degli immobili e la scarsa efficienza dei sistemi di riscossione. Stando ai dati, dunque, la città di Frosinone sembrerebbe tollerare livelli di evasione piuttosto alti, più alti forse di quello che il bilancio, ma anche il senso civico e il rispetto delle istituzioni permetterebbero.

Su queste cifre, forse, bisognerebbe ragionare per capire cosa davvero può significare l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, aldilà dell’immediato ed evidente risparmio in termini di eliminazione di una sgradita voce di costo che grava sui bilanci familiari. Prendendo ad esempio Frosinone, è facile immaginare che, a differenza di Padova forse, a fronte di un risparmio di 195,2 € per abitante, una riduzione delle entrate di 9,4 milioni può significare tagli nei servizi essenziali o aumento di tariffe e quindi, comunque effetti indesiderati per i cittadini, sempre e comunque elettori.

a cura di Paola Manchi 

Imu

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