Le sentenze ci portano verso l’uguaglianza e segnano la sconfitta della politica

L’Italia è un Paese strano.

Siamo uno Stato di civil law in cui attraverso il Parlamento si fanno le leggi che i giudici fanno rispettare. Eppure negli ultimi anni questo schema si è in parte modificato avvicinandoci ai sistemi di common law: su alcuni temi il Parlamento non legifera e la magistratura, nazionale e comunitaria, con le sue sentenze cerca di colmare lacune giuridiche come quelle riguardanti i diritti civili. In altre parole la magistratura cerca di imprimere un’accelerazione ad una politica che arranca.

Nel giro di pochi giorni due sentenze hanno fatto prendere definitivamente atto dell’inadempienza e della mancanza di volontà che la classe politica italiana ha dimostrato sui diritti civili. Le persone transessuali devono, secondo la Corte Suprema di Cassazione, avere accesso al diritto di modificare le proprie generalità anagrafiche in rispetto alla propria identità di genere senza dover obbligatoriamente accedere ad un’operazione chirurgica di riassegnazione del sesso che non solo è particolarmente invasiva ma comporta anche la sterilizzazione forzata. A questo si è aggiunta la sentenza di condanna della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) di Strasburgo che sancisce a livello europeo la violazione italiana dei diritti umani in quanto la nostra legislazione non prevede alcun riconoscimento e tutela delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Queste sentenze spingono il legislatore a fare dei passi in avanti in una direzione chiara ma allo stesso tempo segnano la sconfitta della politica.  Una politica incapace di mostrare il coraggio di assicurare tutele e diritti ai propri cittadini senza alcuna discriminazione.

Nell’Italia dei diritti negati i temi della comunità transessuale sono completamente dimenticati mentre sul terreno delle unioni civili il principio su cui si muove la politica è l’ossimoro promettiamo rimandando: Renzi le civil partnership le promette da quando si è presentato alle primarie per poi posticiparne l’approvazione in continuazione. Dopotutto c’è sempre qualcosa di più importante rispetto alla dignità dei cittadini. Volete mettere le unioni civili a confronto di riforme istituzionali e riforma della RAI, o magari con una rottura con i partner di governo come NCD?! Suvvia.

Che poi parliamo di unioni civili. Matrimonio egualitario è troppo impegnativo. Ora c’è una scadenza – pare – avendo fissato il 15 ottobre come deadline per l’approvazione al Senato e un incoraggiante entro l’anno per la legge completa.

Eppure la politica è un mondo talmente eterogeneo che esiste anche un gruppetto di improbabili che rivendica il Matrimonio Egualitario come #Possibile. E insieme con quella battaglia vorrebbe anche portare le persone transessuali, il loro mondo, le loro difficoltà e le loro opinioni al centro del dibattito pubblico.

Ci descrivono come la Sinistra radicale e improbabile. Secondo me siamo la Sinistra Possibile. Lo siamo anche perché di fronte a certi temi e certi mondi non vogliamo più essere inadempienti. Anche se è difficile, anche se vogliono convincerci che è sempre tutto velleitario.

Dopotutto la strada più facile non mi ha mai convinto.

diritti

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