I diritti civili sono diritti sociali e di cittadinanza – Intervento per il Politicamp

Per anni i diritti civili sono stati percepiti come le rivendicazioni di gruppi sociali distinti che guardavano a  traguardi personali come ad obiettivi da raggiungere per segnare un punto a favore delle rivendicazioni portate avanti. Così è stato negli anni sessanta e settanta dello scorso secolo fino a che l’internazionalizzazione di temi come quelli riguardanti le donne e la comunità LGBT hanno determinato invece una progressiva inversione di tendenza. Oggi la sfida per l’approvazione di riforme riguardanti i diritti civili necessita di un ulteriore passo in avanti: non si può più pensare di ragionare su questi temi senza adottare un’ottica mainstreaming che in maniera orizzontale affermi il principio per cui i diritti civili sono diritti sociali e di cittadinanza che spettano ad ognuno di noi sulla base giuridica dei dettami che la Costituzione e il quadro di riferimento comunitario ci forniscono – è dal 1997 e dal Trattato di Amsterdam che l’Italia è inadempiente verso gli obblighi europei di non discriminazione e promozione dell’uguaglianza. Per questo motivo è impossibile slegare una legge sulle unioni civili – o meglio ancora sul matrimonio egualitario – da una sulla cittadinanza, una legge contro la violenza di genere dall’insegnamento all’affettività e alla sessualità nelle scuole, una legge – vera e senza alibi in stile subemendamento Gitti – contro l’omotransfobia e contro le discriminazioni da un piano di contrasto del bullismo e del cyber-bullismo. In un contesto sociale che diventa sempre più complesso, con una crisi economica dura e prolungata, si sono ripresentati fenomeni che negli anni si erano assopiti e che oggi colpiscono in maniera trasversale proprio quelle categorie e gruppi più deboli non solo per la provenienza sociale ma anche perché privi di tutele e riconoscimenti giuridici.

Secondo gli studi sociali che si sono sviluppati nel corso degli ultimi anni, anche grazie al prezioso contributo dato dalla Teoria Queer, è emerso come nell’epoca contemporanea non si possa più considerare una persona solo sulla base di una variabile, come il genere di appartenenza (maschile/femminile), mentre è invece necessario considerare la sua interezza e complessità.

Oggi i diritti civili assumono pertanto la definizione di diritti sociali e solo adottando una nuova strategia di rivendicazione politica che sappia tenere conto della complessità del nostro tessuto sociale sarà possibile scrivere un nuovo paradigma di welfare e diritti capace di assicurare non solo pari opportunità e dignità ad ogni cittadino,  ma di costruire un percorso, una vera e propria exit strategy dalla crisi che dall’economia si è poi allargata a macchia d’olio anche al sociale, alla cultura e ai valori. Una crisi che ha trasformato la diversità nel nemico da combattere facendoci dimenticare come invece la Diversità sia forse l’unica variabile capace di descrivere il mondo che ci circonda.

Per questi motivi ritengo naturale che Possibile faccia di questi temi una bandiera identitaria e che si ponga l’obiettivo di essere soggetto interlocutore tra associazioni, movimenti, società civile e politica. E’ fondamentale cominciare un lavoro che possa mettere in relazione tutte le realtà; facciamolo iniziando con la costituzione di un gruppo permanente sui diritti civili che possa servire sia come momento di approfondimento sui temi, grazie ai contributi che chi vorrà potrà mettere a disposizione, sia come strumento di progettazione politica, per campagne e battaglie nazionali. Il tutto facendo tesoro della necessità di interpretare i diritti civili come diritti sociali e quindi aggregando intorno a queste battaglie sostenitori eterogenei. I diritti sono di tutte e tutti, e solo tutt* insieme possiamo vincere la sfida di trasformare l’Italia in un Paese moderno, progressista, europeo.

politicamp con roberta

 

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