Parlamento UE dice si a Rapporto Lunacek, ora l’Italia si adegui

lunacek_2Nonostante la campagna mediatica delle associazioni contrarie alle istanze della comunità LGBTI, il Parlamento Europeo ha approvato con 394 voti favorevoli il Rapporto redatto dall’austriaca Ulrike Lunacek, Vice-Presidente del gruppo dei Verdi, che impone una Roadmap e una progettazione pluriennale dell’Unione in contrasto ai fenomeni di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, e in maniera particolare in riferimento all’omotransfobia. Quelli della comunità LGBTI (di grande importanza sottolineare come il rapporto inserisca anche la situazione specifica delle persone Intersessuali) sono ritenuti diritti fondamentali che in quanto tali vanno tutelati in maniera assoluta, trovando deplorevole che ci siano Stati che non li rispettano appieno.

Chiamando in causa tutta le istituzioni interessate, in primis la Commissione europea e il Consiglio d’Europa, col quale l’UE p legata da protocolli di azione congiunta, i vari organismi, come l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali e l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, e le associazioni e reti nazionali e comunitarie, il rapporto impegna a combattere ogni aspetto della discriminazione a danni della comunità LGBTI: quella in ambito occupazionale, dell’istruzione, della sanità e dell’accesso ai beni e servizi erogati dallo Stato e dall’Unione. Altri importanti settori di indirizzo del rapporto sono i diritti e le tutele specifiche delle persone transessuali e intersessuali, ma anche gli aspetti relativi a Cittadinanza, Famiglia e Libera Circolazione: secondo questo passaggio infatti la Commissione dovrebbe presentare in via prioritaria proposte finalizzate al riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell’Unione europea, compresi i matrimoni, le unioni registrate e il riconoscimento giuridico del genere, al fine di ridurre gli ostacoli discriminatori di natura giuridica e amministrativa per i cittadini e le relative famiglie che esercitano il proprio diritto di libera circolazione.
Numerosi pertanto gli stimoli che l’UE lancia agli Stati membri e quindi anche all’Italia che sulle questioni dei diritti civili e delle discriminazioni si piazza tra i fanalini di coda insieme alla Grecia e ai Paesi dell’Est Europa, come dimostrano anche le indagini dell’associazione ILGA-Europe. Il nostro Paese è chiamato ad intervenire concretamente con l’introduzione di una legge penale adeguata che fronteggi il problema delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, una legge per il riconoscimento delle coppie omosessuali e una modifica alla legge 164 per il cambio di sesso che prevede la sterilizzazione della persona, pratica che viene ritenuta un obbligo inopportuno dal documento Lunacek.

L’Unione europea ha tracciato il suo percorso, che come spesso accade non è solo all’avanguardia rispetto a tante altre istituzioni sovranazionali simili, ma è anche condiviso: il rapporto Lunacek incassa non solo il si del fronte dei progressisti ma riesce ad intercettare un consenso anche tra i popolari dimostrando che le questioni legate alla comunità LGBT diventano sempre più materia di diritti umani trasversalmente riconosciti e sostenuti. Speriamo che l’Italia recepisca anche questo passaggio e sappia prendere esempio.

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